cozza - Cortona Fine Arts

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Francesco Cozza
(Stignano 1605 - Roma 1682)

Vergine orante
1645-55 circa
Olio su tela
43x35 cm

La Vergine orante qui in esame è, a mio parere, opera autografa ed inedita di un raro e raffinato artista quale fu Francesco Cozza. Il dipinto, in prima tela e con telaio originale, si presenta in perfette condizioni conservative: la superficie pittorica è intonsa, non ha cadute di colore e possiede una splendida patina. La vernice superficiale è ossidata, ma può essere considerata un plus valore poiché dona all'insieme una sensazione di antichità e di rispetto nei confronti dell'epidermide della pittura, mai intaccata in passato da puliture aggressive. La materia risulta data a corpo, grassa e densa.
La fortuna critica di Francesco Cozza e la ricostruzione del suo catalogo è recente ma significativa poiché mostra un interesse sempre crescente della critica, la quale, dopo averne riscoperto le caratteristiche stilistiche peculiari e i riferimenti cronologici più precisi, ha dedicato all'artista molteplici volumi monografici e mostre, anche nell'ultimo decennio (Nota 1) .
Di origine calabrese ma di formazione romana, Francesco Cozza fu uno dei più intelligenti e laboriosi allievi di Domenichino. Dopo essersi trasferito a Roma presumibilmente verso la metà degli anni venti del Seicento, si accostò al maestro bolognese ma ebbe inizialmente anche influssi caravaggeschi, sebbene molto diluiti nel classicismo a lui più affine, riscontrabili nelle sue prime opere conosciute come il Ritratto di Tommaso Campanella della Fondazione Caetani e l'Incredulità di San Tommaso del Duomo di Segni. Come già detto, furono i modelli classicisti bolognesi i suoi punti di riferimento a cui rimase legato durante tutto il corso della sua carriera sviluppandoli e piegandoli alla sua personale visione stilistica. Lavorò tutta la vita a Roma, tranne un breve soggiorno napoletano dal 1637 al 1641 in cui seguì il suo maestro a Napoli, ed ebbe contatti e commissioni con molteplici ed importanti famiglie romane, come i Pamphilj.
La corrente caravaggesca, forse interpretata osservando le tele di Antiveduto ed Imperiale Gramatica, non lo soddisfece completamente, mentre i risultati pratici e teorici sviluppati dall'Agucchi e dal Domenichino dovettero sembrargli a lui più affini, tenendo a mente tutta la vita non solo le prove pittoriche di quest'ultimo, ma anche di Guido Reni, Lanfranco, Guercino, Giuseppe Puglia e più avanti gli esempi di Poussin, di Gian Domenico Cerrini e di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato.
La tela in esame riassume molto sapientemente queste suggestioni, esprimendo a pieno la personalità di Francesco Cozza all'altezza cronologica degli anni Quaranta del Seicento, dopo il ritorno da Napoli e dopo aver visto alcune opere del Cerrini (già operante a Roma) e del Salvi. L'opera potrebbe essere considerata opera finita e a sé stante, una tela di devozione privata di piccole dimensioni da porre sopra un pregadio o inginocchiatoio; la Madonna può essere posta a confronto con diverse teste, accostabili per similari caratteristiche tipologiche e stilistiche, inserite in alcuni brani pittorici del medesimo periodo come ad esempio il manto (con la scelta dei medesimi colori della nostra tela) ed il velo dalle molte pieghe della Vergine nella pala della Madonna del riscatto del Pontificio Collegio Nepomuceno a Roma (datata 1650 in basso a destra) o nel volto dell'angelo in alto a sinistra dello stesso dipinto reggente il manto con la croce rossa e azzurra (simbologia tipica dei Padri Trinitari di origine spagnola) (Nota 2) .
Le pieghe del manto così ricche e articolate, come fossero in cartapesta, gli incarnati così intensi e capaci di estendere la loro gamma dal chiaro sino ad un rosato intenso delle gote, la resa profonda delle seconde luci (da ricercarsi nelle profonde ombre del manto, nella tornitura delle mani e del collo o nell'ombra portata del naso e del labbro inferiore) sono i punti principali e caratteristici di questa tela ed allo stesso tempo peculiari per riconoscere lo stile dell'artista intorno al 1645-55. Il viso della Vergine, insieme alle pieghe modulate e ricche, può essere posto a confronto con la donna sull'estrema sinistra della Natività della Vergine nella Galleria di Palazzo Colonna a Roma (databile al 1640 circa), nella Madonna del cucito nella Quadreria dell'Ospedale di Santo Spirito in Saxia a Roma (databile tra il 1640 ed il 1650) di cui esisteva una bella replica nella cappella Passari all'interno della Chiesa di San Bernardino di Molfetta (Bari), nel viso della Vergine orante dell'Adorazione dei pastori conservata nella Chiesa di San Rocco a Poggio Mirteto presso Rieti (databile anch'essa agli anni Quaranta).
Questa tela di piccolo formato riassume, mediante la visione ravvicinata e di tre quarti della Madonna dal viso dolce e benevolo, le inclinazioni stilistiche classiciste del Cozza richiamando in questo caso le cromie intense del Guercino abbinate alle iconografie del Sassoferrato e alla modulazione e ai movimenti delle pieghe tipiche del Cerrini: caratteristiche declinate secondo la poetica personale di uno degli artisti romani di adozione rivelatosi uno dei più importanti della metà del Seicento, il "più intelligente e studioso" degli allievi di Domenichino (Pascoli, 1736).

1. Dai primi articoli di Luisa Mortari del 1956, l'interesse per Cozza va sempre più aumentando; l'artista ha riscosso attenzione anche da parte di Ferdinando Bologna e Erich Schleier, sino alla prima monografia a lui dedicata da Luigi Consolo nel 1966 e da quella di Ludovica Trezzani nel 1981, arrivando alle importanti mostre monografiche e convegni del 2007-2009. Si vuole qui citare: Luisa Mortari, Aggiunte all'opera di Francesco Cozza, in Paragone, 7, 1956, 73, pp. 17-21; Ferdinando Bologna, L' "Agar nel deserto" di Francesco Cozza, in Paragone, 7, 83, 1956, pp. 58-61; Luigi Consolo, Francesco Cozza: pittore ed acquafortista, Cosenza, 1966; Erich Schleier, Inediti di Francesco Cozza, in Arte Illustrata, 4, 43/44, 1971, pp. 5-25; Ludovica Trezzani, Francesco Cozza (1605-1682), Roma, 1981; Francesco Sorgiovanni, Francesco Cozza. L'uomo - il pittore, Ardore M. (MC), 1996; Francesco Cozza (1605-1682). Un calabrese a Roma tra Classicismo e Barocco, catalogo della mostra a cura di Claudio Strinati, Rossella Vodret e Giorgio Leone, Roma, Museo di Palazzo Venezia 23 novembre 2007 - 13 gennaio 2008, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2007; Francesco Cozza, Gregorio e Mattia Preti. Dalla Calabria a Roma, catalogo della mostra a cura di Rossella Vodret e Giorgio Leone, Catanzaro, Complesso Monumentale di San Giovanni 17 dicembre 2008 - 15 marzo 2009, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2008; Antonella Pampalone, Inquietudine e malinconia in Francesco Cozza calabrese, Roma, 2008; Francesco Cozza e il suo tempo, Atti del Convegno a cura di Claudio Strinati, Rossella Vodret e Giorgio Leone, Valmontone, Palazzo Doria Pamphilj 2-3 aprile 2008, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2009; Alfredo Fulco, Nuovi dati documentari attorno alla vita e alla famiglia di Francesco Cozza, in Esperide, 4, 7/8, 2014, pp. 127-135.

2. Si veda: Francesco Cozza (1605-1682). Un calabrese a Roma tra Classicismo e Barocco, catalogo della mostra a cura di Claudio Strinati, Rossella Vodret e Giorgio Leone, Roma, Museo di Palazzo Venezia 23 novembre 2007 - 13 gennaio 2008, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2007, scheda I, 8 di Cecilia Perri, pp. 48-52.

Firenze, 8/1/2019

Luca Fiorentino


 

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