Edited by Franco Moro

Genero e allievo del Cerano, alla morte di questi, nel 1632, termina le opere da lui lasciate in sospeso e ne eredita la bottega, una delle più fiorenti e prestigiose di Milano.

Allievo all’Accademia Ambrosiana fin dal 1621, vicino all’ambiente borromaico ( i Capricci vari di figura riportano una dedica al cardinale Federico) esegue nel 1630 lo Sposalizio della Vergine nella Chiesa di San Giuseppe e , in collaborazione col Cerano, la Madonna tra i Santi Pietro e Bruno (Pavia, Pinacoteca Civica, proveniente dalla Certosa), la lunetta raffigurante la Sacra lampada della peste, (Milano, Santa Maria Delle Grazie), Santa Caterina bacia il costato di Cristo (Milano, Santa Maria presso San Celso). Dipinge anche tele di soggetto profano, come il Ratto di Elena (Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco) e dal 1637 al 1641 è impegnato in alcuni affreschi al Sacro Monte di Varallo, in cui valorizza l’aspetto scenografico. In San Martino a Novara esegue la pala del Martirio di Sant’Agnese.

A Turbigo, nella chiesa della Beata Vergine Assunta si conservano due dipinti, collocati nella navata sinistra, raffiguranti Santa Felicita e Sant’Agata, la prima col cartiglio della sottoscrizione popolare, la firma e la data di esecuzione.

L’inedito dipinto appartiene al fare più libero e sciolto, quasi fremente, del Ceranino e si confronta con opere come la Fuga in Egitto del Museo di Santa Maria della Passione a Milano e la coppia di tavolette apparse sul mercato antiquario, raffiguranti la Fuga in Egitto e il Riposo durante la fuga in Egitto. Si pone in rapporto con il repertorio di scenette minute realizzate da Carlo Antonio, fratello di mezzo fra Camillo e Giulio Cesare Procaccini.


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