A cura di Luca Giunta Baroni

Il ritrovamento di questo grande schizzo compositivo costituisce un’aggiunta importante alla conoscenza di Lorenzo de’ Ferrari1. Il foglio può essere infatti riconosciuto come studio preparatorio e compositivo per la perduta pala d’altare raffigurante La morte di San Francesco Regis con la Vergine, il Bambino, San Francesco Saverio e San Luigi Gonzaga, eseguita dopo il 1734 per la chiesa del complesso gesuita di Sant’Ignazio a Genova e considerata uno dei capolavori dell’artista.

Lorenzo de’ Ferrari, The Virgin with the Saint Stanislaw Kostka and Saint Francis Borgia, oil on canvas, 400 × 261 cm. Genova, San Lorenzo.
Fig. 1. Lorenzo de’ Ferrari, The Virgin with the Saint Stanislaw Kostka and Saint Francis Borgia, oil on canvas, 400 × 261 cm. Genova, San Lorenzo.

La chiesa di Sant’Ignazio, oggi parte dell’Archivio di Stato di Genova, era stata edificata nel 1723-24 e, secondo la testimonianza del Ratti, conteneva due grandi pale d’altare di De’ Ferrari, collocate l’una di fronte all’altra ai lati dell’ambiente circolare: ‘ Varie sono anche le tavole, che parimente ad olio condusse il De’ Ferrari per le chiese della città... due ne fece assai grandi per questa chiesa del Noviziato de’ Padri Gesuiti. Nella prima di esse figurò la Vergine, San Stanislao Kostka, e San Francesco Borgia; nella seconda espresse la morte di San Francesco Regis; ed avvi in alto la Vergine, San Francesco Saverio, e San Luigi Gonzaga’2.

Il primo dipinto, uno dei capolavori maturi dell’artista, è custodito oggi presso il duomo di Genova (fig. 1), mentre l’aspetto del secondo, perduto, può ora essere ricostruito grazie al disegno qui discusso, al quale è riconducibile uno schizzo a pietra nera di collezione privata nel quale l’artista ha indagato la figura del Bambino (fig. 2)3.

Lorenzo de’ Ferrari, Madonna and child, black chalk, 430 × 280 mm. Private collection.
Fig. 2. Lorenzo de’ Ferrari, Madonna and child, black chalk, 430 × 280 mm. Private collection.

Le due grandi tele di Sant’Ignazio costituivano il culmine di un processo di collaborazione tra de’ Ferrari e i Gesuiti iniziato nel 1726, quando, in occasione della canonizzazione di Luigi Gonzaga e Stanislao Kostka, l’Ordine aveva commissionato all’artista una serie di progetti decorativi per apparati effimeri con cui ornare le chiese di Genova.

Alcuni anni più tardi, in seguito al completamento della nuova chiesa, toccò nuovamente a De’ Ferrari celebrare, con le due tele monumentali, l’esaltazione dei santi gesuiti. A questo scopo, nella prima- vera del 1734, si recò a Roma, in un viaggio di formazione che lo mise in contatto con i maggiori artisti del tempo e gli permise di conoscere di persona i grandi capolavori dell’arte gesuita4.

Come suggerito da Mary Newcome, il gruppo di pale o progetti grafici eseguiti per i gesuiti è fortemente influenzato dai modelli romani di Carlo Maratta, che aveva del resto avuto già modo di assorbire attraverso l’opera dei suoi maestri Domenico Parodi (1672-1742) e Paolo Girolamo Piola (1666-1725)5.

(left) Lorenzo de’ Ferrari, Death of Saint Francis Xavier, black chalk, 396 × 260 mm. Private collection.(right) Lorenzo de’ Fer- rari, Apparition of Saint Jerome to a Pilgrim Saint, black chalk, 537 × 388 mm. New York, The Morgan Library and Museum | 2013.35
Fig. 3. (left) Lorenzo de’ Ferrari, Death of Saint Francis Xavier, black chalk, 396 × 260 mm. Private collection.

Fig. 4. (right) Lorenzo de’ Ferrari, Apparition of Saint Jerome to a Pilgrim Saint, black chalk, 537 × 388 mm. New York, The Morgan Library and Museum | 2013.35

La languida posa del santo morente, il turbinio di angeli in posizioni ardite e lo slancio verticale della composizione rimandano infatti alla pala con la Morte di San Francesco Saverio eseguita da Maratta (1679) per la chiesa del Gesù di Roma6, approfondita da de’ Ferrari in un disegno di collezione privata (fig. 3) e in uno alla Morgan Library di New York (fig. 4) e che costituiscono, con ogni probabilità, le antenate della composizione del San Francesco Regis.

Un quarto disegno al Metropolitan Museum of Art raffigurante la Cacciata dei cambiavalute dal tempio, non riconducibile ad alcun dipinto noto ma direttamente ispirato all’Espulsione di Eliodoro dal Tempio di Raffaello, rafforza la connessione con il mondo romano e, in particolare, con le quadrature di Padre Pozzo, che costituiscono uno dei motivi dominanti della Madonna fra San Stanislao Kostka e San Francesco Borgia7. Molto probabilmente, anche il dipinto gemello del San Francesco Regis avrebbe avuto un simile fondale monumentale, come suggerito nel nostro foglio dalla presenza appena accennata di due semicolonne.

1 Dopo le pionieristiche ricerche di Gavazza (1963, pp. 266-288 e 1966), il profilo di Lorenzo de’ Ferrari si è venuto ulteriormente definendo grazie ai contributi di Newcome (1978, pp. 62-79; 1988, pp. 156-158, 187-188), Mattiauda (1981, pp. 49-53) e Boggero (2019; ma cfr. anche il profilo biografico compilato da Lamera 1987, ad vocem). Sui disegni si vedano Franchini Guelfi 1977, pp. 131-135; Brejon de Lavergnée 1985/1986, pp. 229-231, 302; Gavazza 1987, pp. 175-180; Gavazza 2018, pp. 199-205.

2 Ratti 1769, II, pp. 266-267. Nonostante la coincidenza tra la descrizione di Ratti e il contenuto dei nostri disegni, l'identità dei santi raffigurati nella pala è nota solo attraverso questa fonte documentaria e potrebbe non essere corretta. Una seconda fonte, peraltro, attesta la dedicazione dell'altare a San Francesco Regis (Saggi cronologici 1743, p. 243).

3 Il dipinto del duomo è centinato e misura 400 × 261 cm, con proporzioni pressoché identiche a quelle del nostro disegno.

4 Ratti 1769, II, p. 268.

5 Newcome 1987, pp. 156-158, 187-188.

6 La composizione inizialmente concepita da Maratta, attestata da un disegno custodito a Londra, British Museum | 1950,0211.11 (su cui cfr. Turner 1999, I, cat. 173) è assai più vicina al nostro foglio, suggerendo che Lorenzo fosse venuto in contatto con i materiali grafici dell’artista marchigiano.

7 New York 1996, p. 66, cat. 76.

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