A cura di Susanna Zanuso

Con questa inedita scultura si aggiunge un tassello alla conoscenza dell’intaglio ligneo a Venezia negli ultimi decenni del Seicento e, in particolare, al catalogo di Giacomo Piazzetta che di quest’arte era stato uno dei più dotati interpreti.

Va detto subito che non è facile individuarne il soggetto: il personaggio nudo, coperto da un ampio che gli copre il capo, ha come unico attributo significativo il braccio sinistro disteso verso l’alto dal quale, all’altezza dell’interno del gomito, sgorgano alcune vistose gocce di sangue.

L’identificazione con un Profeta sembrerebbe quindi da escludere, ma incerte risultano essere anche altre ipotesi: che si tratti di San Pantaleone di Nicomedia, medico e martire le cui reliquie sono a tutt’oggi note per le miracolose effusioni di sangue, è ipotesi suggestiva poiché il santo era ed è molto venerato a Venezia: la città, inoltre, conserva due diverse reliquie del braccio del santo (nella chiesa di San Pantalon e nel tesoro della basilica di San Marco), in passato altrettanto venerate. Tuttavia, non si conoscono altre rappresentazioni di San Pantaleone con il braccio insanguinato e, generalmente, egli è ritratto con gli attributi del medico che qui mancano del tutto.

Confligge con questa ipotesi anche l’abbigliamento ‘all’antica’ che potrebbe invece suggerire che si tratti di un Filosofo: in questo caso, potrebbe trattarsi di Seneca, dove il sangue che cola dal braccio, che compare anche nella celeberrima tela di Rubens con la Morte di Seneca (Monaco, Alte Pinakothek), è un’allusione al suo suicidio; anche in questo caso, però, il volto imberbe della scultura qui in esame non si adatta alla rappresentazione dell’anziano Seneca. L’identificazione con un Filosofo, che comunque qui di seguito adotteremo, deve quindi ritenersi del tutto provvisoria.

Giacomo Piazzetta, figlio di un intagliatore e padre del più famoso pittore Giovan Battista, nasceva a Pederobba, nella marca trevigiana, verso il 1640 ma nulla si sa della sua prima formazione. È documentato a Venezia dal 1666 presso la bottega di Sante Pianta, un artista della stessa famiglia di intagliatori alla quale apparteneva il noto Francesco Pianta ma del quale non si conosce nessuna opera certa, e nella città lagunare risiederà per tutta la vita. Qui aveva realizzato le sue imprese più impegnative, nonché le più antiche tra le pochissime documentate: la decorazione lignea della biblioteca del convento dei padri domenicani in SS. Giovanni e Paolo, commissionata nel 1676 e inaugurata nel 1683, e una serie di arredi per la Scuola di Santa Maria della Carità per i quali aveva sottoscritto un primo contratto nel 1687 ma che furono probabilmente realizzati in due riprese entro la fine del secolo. In queste opere Piazzetta, del quale sono pure documentate negli anni Novanta alcune opere in marmo, si rivela il più capace scultore in legno della sua epoca, nonché quello maggiormente in grado di tradurre in questo materiale le sollecitazioni della stagione della scultura barocca veneziana1.

Nel 1807 gli intagli che correvano lungo le pareti della biblioteca del convento domenicano furono smantellati e venduti ma nessuno di essi è stato finora rintracciato. Quelli della Scuola della Carità, soppressa anch’essa nel 1807, erano stati in parte ricollocati nel 1821 nella sacrestia del Duomo di Adria, dove si trovano tuttora tre armadi e un dossale. Altri quattro dossali intervallati da telamoni erano stati trasportati nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, ma due di essi andarono distrutti nell’incendio della Cappella del Rosario del 1867; i due sopravvissuti si trovano oggi nella sacrestia.

Della biblioteca domenicana, oggi sede dell’Ospedale di Venezia, sopravvivono in sito solo gli intagli del soffitto e del fregio sottostante dovuti allo stesso Piazzetta e alla sua bottega. L’aspetto originale dell’arredo ligneo delle pareti ci è invece tramandato da due incisioni: una realizzata dalla francescana Elisabetta Piccini (1644-1734) per il frontespizio del volume di Giacomo Maria Gianvizio pubblicato nel 1683 in occasione dell’inaugurazione del complesso, l’altra dovuta all’incisore Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718)2.

La decorazione era costituita da 28 telamoni scolpiti in legno di cirmolo raffiguranti figure di Eretici vinti dalla dottrina domenicana dei quali possiamo immaginare l’aspetto in modo meno sommario di quanto non sia possibile guardando le incisioni, grazie ai ventiquattro bozzetti preparatori in terracotta sopravvissuti: dieci di essi sono conservati nella Galleria Franchetti alla Ca' d'oro, sei al Bode Museum di Berlino e quattro dalla Galleria Nazionale di Ottawa; altri quattro, di cui l’attuale ubicazione è ignota, sono stati illustrati da Negri Arnoldi nel 1999 quando, nel 1975, si trovavano sul mercato dell’arte romano insieme a quelli acquistati in seguito dai musei di Berlino e Ottawa3.

Quanto rimane di questi due grandiosi complessi indica come il riferimento principale per l’elaborazione dello stile di Piazzetta all’altezza della seconda metà degli anni Settanta fossero le opere in marmo del fiammingo Giusto Le Court (Ypres 1627 – Venezia 1679), ineludibile modello anche per molti altri scultori barocchi della Serenissima4.

Se non vi sono documenti che attestino un rapporto diretto tra i due, la comune consuetudine con Baldassarre Longhena, architetto coinvolto in molti cantieri lecourtiani, nonché progettista della biblioteca dei Santi Giovanni e Paolo5, doveva necessariamente averli messi in contatto; in ogni caso, nelle opere per il convento domenicano e per la Scuola della Carità, Piazzetta dimostra di essere tra i più brillanti interpreti dello stile drammatico e concitato che il fiammingo aveva messo a punto nei suoi anni maturi, a partire dal grandioso complesso di Santa Maria della Salute (1670-1674). Nelle opere più tarde, ad esempio l’Immacolata lignea di Pergola (1692), Piazzetta si allontanerà dall’eccitata temperatura lecourtiana per adottare uno stile più sobrio ed equilibrato.

Giacomo Piazzetta, Sei cariatidi per San Zanipolo, 1678-1681. Berlino, Bode Museum.
Fig. 1 Giacomo Piazzetta, Sei cariatidi per San Zanipolo, 1678-1681. Berlino, Bode Museum.

L’opera in esame deve appartenere alla fase più antica del suo percorso: l’andamento del panneggio mosso da profondi chiaroscuri è infatti molto simile a quello dei Telamoni lignei dei dossali della Carità oggi ai Santi Giovanni e Paolo. Inoltre, negli stessi bozzetti preparatori in terracotta per i Telamoni della biblioteca del convento domenicano si possono facilmente rintracciare altri confronti utili, anch’essi, a suggerire per il Filosofo una datazione entro gli anni Ottanta: si veda il modo in cui, in alcuni di essi , la stoffa viene trattenuta dalla mano, la caratteristica forma della mano con il dorso largo e piatto, la morfologia dei corpi nudi e la loro posa con una gamba che avanza fino al limite estremo della base e, non ultimo, la forma della base stessa che, nelle terrecotte come nella nostra scultura, è un identico parallelepipedo esagonale (fig. 1).

Nel Filosofo, libero dalla costrizione spaziale imposta dalla tipologia del telamone, Piazzetta accresce e gonfia un panneggio dal quale sono bandite linee rette e spigoli e che appare agire in autonomia, ormai privo di una necessaria relazione con le forme del nudo sottostante. In questo modo di trattare il manto del Filosofo che si riavvolge su sé stesso in un gioco ridondante di rilievi e avvallamenti, l’ispirazione dalle opere tarde di Le Court appare ancora più evidente e, per convincersene, basterebbe il confronto con la Madonna di Treviso, commissionata a Giusto nel 1675 ma ancora nella bottega alla sua morte, e soprattutto con le sculture dell’altare maggiore della Salute (1670-1674), capolavoro del fiammingo e punto di riferimento per tutti gli scultori barocchi veneziani: dove anche il ricordo del drammatico gesto dell’Allegoria della peste che distende il braccio destro nel vuoto potrebbe aver contato per la scelta del gesto largo del Filosofo (fig. 2).

Giusto Le Court, La peste, 1670-1674. Venezia, Chiesa della Salute.
Fig. 2. Giusto Le Court, La peste, 1670-1674. Venezia, Chiesa della Salute.

Tra le opere attribuite a Piazzetta dagli studi, si può fare un primo confronto con lo Schiavo con turbante il cui volto, pur giocato su un’espressione più drammatica, mostra con evidenza la medesima struttura di quello del Filosofo, entrambi con l’arco delle sopracciglia mosso e sporgente, l’identica forma del naso, le stesse guance tormentate6. Del resto, le stesse guance solcate da profondi avvallamenti si ritrovano anche nel volto del piccolo Giove firmato dall’artista, nato a pendant con la compagna Giunone7.

Giacomo Piazzetta, Profeta. Già Milano, Cortona Fine Arts.
Fig. 3 Giacomo Piazzetta, Profeta. Già Milano, Cortona Fine Arts.

Un’altra figura passata recentemente sul mercato antiquario con l’attribuzione a Piazzetta, priva di specifici attributi iconografici se non il manto che copre la testa del personaggio barbuto, è stata identificata come la rappresentazione di un Profeta (fig. 3)8. Scolpita anch’essa in legno di cirmolo, appare però di un colore più scuro, a causa di una vernice di finitura che col tempo si è in parte degradata; priva della base esagonale, è alta 65 cm, il che la rende di dimensioni analoghe alla figura oggetto di questo studio (82 cm compresa la base alta 8.5 cm). Con quest’ultima, il Profeta condivide anche la qualità del panneggio tormentato e sovrabbondante (si veda ad esempio il modo molto simile con cui è risolto il movimento del manto sul fianco sinistro).

L’appartenenza delle due opere alla mano dello stesso artista, nonché a uno stesso punto di stile all’interno del suo percorso, è resa altrettanto convincente dal modo in cui, in entrambe, i volumi sono sbozzati sul retro.

Di nessuna delle due si conosce la provenienza, né le poche notizie finora rintracciate sull’attività di Piazzetta permettono di agganciarle a imprese documentate: inoltre, l’incertezza sull’identificazione dei soggetti rende difficile ipotizzarne la destinazione.

Vincenzo Coronelli, Biblioteca di San Giovanni e Paolo (dalle Singolarità di Venezia), 1700-1709.
Fig. 4 Vincenzo Coronelli, Biblioteca di San Giovanni e Paolo (dalle Singolarità di Venezia), 1700-1709.

Gli armadi e il dossale della Scuola della Carità, oggi nella sacrestia del Duomo di Adria , hanno sulla sommità del cornicione una serie di allegorie femminili. Queste ultime sono tutte sedute, ma sono numerosi gli esempi veneziani di librerie e armadi tardo secenteschi sul cui coronamento stanno statue lignee libere e in piedi: figure di questo tipo si vedono anche nell’ incisione della biblioteca del convento domenicano dei Santi Giovanni e Paolo di Vincenzo Maria Coronelli (fig. 4), disegnate sommariamente sui peducci degli archi nella fascia che sta al di sopra dei telamoni: se effettivamente furono intagliate da Piazzetta, se ne è persa ogni traccia.

Doveva appartenere a questa tipologia un Vecchio con turbante recentemente apparso sul mercato antiquario con l’attribuzione a Piazzetta suggerita da Andrea Bacchi: ha due libri scolpiti sotto il piede destro, il che rende assai probabile che facesse parte alla decorazione lignea di una biblioteca andata dispersa. Il nostro Filosofo potrebbe anch’esso aver fatto parte di un insieme di figure destinate a decorare analoghi arredi lignei9.


Susanna Zanuso

1 For the works cited and for the artistic figure of Piazzetta, the reference bibliography includes: E. Lacchin 1928; Lacchin, 1928-1929, pp. 490-514; Moschini 1943, pp. 260-261; Semenzato 1966, pp. 46-47, 113; Noah 1987, pp. 225-255; Rossi 1995, pp. 119-160; Merkel 1997, pp. 107-195; Zanuso 2000b, pp. 775-776; De Grassi 2009, pp. 190-195; Warrior 2010, pp. 105-122; De Grassi 2011, pp. 47-58; De Grassi 2015, ad vocem; Bacchi 2017, pp. 453-473.

2 Gianvizio 1683.

3 Moschini 1943; Schlegel 1978, pp. 177-182; Negri Arnoldi 1999, pp. 131-136.

4 Bacchi 2000, pp. 741-744.

5 Moretti 2011, pp. 51-75.

6 Published by Merkel 1997, who proposed its attribution to the wood carver Paolo Morando (on whom see Zanuso 2000a, p. 765), the Slave was rightly reconsidered as a work by Giacomo Piazzetta in Bacchi 2017.

7 Semenzato 1966, pp. 47, 113, fig. 124. Bacchi 2017, p. 461 reports that in 2015 the two sculptures were exhibited in Maastricht by the Bacarelli and Botticelli antique dealers.

8Galleria Cortona, Giacomo Piazzetta, Prophet

9 Sotheby’s, London, 10 July 2014, lot 123 (h. 112 cm); see Bacchi 2017, p. 460.

Enrico Lacchin, La Biblioteca dell’Ospitale Civile di Venezia scolpita in legno da Giacomo Piazzetta nel 1683, Venice 1928.

Enrico Lacchin, Giacomo Piazzetta scultore, “Dedalo”, 9, 1928-1929, pp. 490-514.

Vittorio Moschini, Modelli di Giacomo Piazzetta per la biblioteca di S. Zanipolo, “Le Arti”, 5, 1943, pp. 260-261.

Camillo Semenzato, La scultura veneta del Seicento e del Settecento, Venice 1966

Enrico Noè, Giacomo Piazzetta. La sacrestia di Adria riconsiderata, “Rivista dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte”, 10, 1987, pp. 225-255

Paola Rossi, Il Seicento. La scultura, in Storia di Venezia. Temi, L’arte, II, Rome 1995, pp. 119-160

Ettore Merkel, La scultura lignea barocca a Venezia, in Scultura lignea barocca in Veneto, ed. by A.M. Spiazzi, Cinisello Balsamo 1997, pp. 107-195

Susanna Zanuso, Giacomo Piazzetta, in Bacchi, Zanuso 2000, pp. 775-776

Michele De Grassi, Nuove proposte per Giacomo Piazzetta e Melchior Barthel, “Arte in Friuli Arte a Trieste”, 30 (2011), pp. 47-58

Michele De Grassi, Piazzetta, Giacomo, “Dizionario Biografico degli Italiani”, 83 (2015), ad vocem

Andrea Bacchi, Giacomo Piazzetta e l’intaglio veneziano di influenza lecourtiana, in Scultura in legno policromo d’età barocca. La produzione di carattere religioso a Genova e nel circuito dei centri italiani, conf. proc., ed. by Lauro Magnani, Daniele Sanguineti, Genoa 2017, pp. 453-473

J.M. Gianvizio, Bibliotheca Almi Conventus S.S.Ioannis, et Pauli Venetiarum Ordinis Praedicatorum Nupèr aperta, Venice 1683

Vittorio Moschini, Modelli di Giacomo Piazzetta per la biblioteca di S. Zanipolo, “Le Arti”, 5, 1943, pp. 260-261

Ursula Schlegel, Die italienischen Bildwerke des 17. Und 18. Jahrhunderts in Stein, Holz, Ton, Wachs und Bronze mit Ausnahme der Plaketten und Medaillen, Berlin 1978

Francesco Negri Arnoldi, I modelli dei telamoni di Giacomo Piazzetta per la Biblioteca domenicana di San Zanipolo, in Scultura e arredo in legno fra Marche e Umbria, conf. proc. (Pergola, 24-25.101997), ed.by G.B. Fidanza, Pergola 1999, pp. 131-136

La scultura a Venezia da Sansovino a Canova, ed. by Andrea Bacchi, Susanna Zanuso, Milan 2000

Silvio Moretti, I disegni di Longhena per la biblioteca dei domenicani dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia (1670- 1682), in Da Longhena a Selva. Un’idea di Venezia a dieci anni dalla scomparsa di Elena Bassi, conf. proc. (Venice, 9-11.12.2009), ed. by di M. Frank, Bologna 2011, pp. 51-75


Opere Correlate