Genova disegnatrice

Considerazioni sugli allievi di Giovanni Battista Paggi e l'Accademia di Giovan Carlo Doria

A cura di Valentina Frascarolo

Pur disponendo, ormai, di strumenti fondamentali, ossia i cataloghi dei più noti protagonisti del primo Seicento genovese1, si percepisce con evidenza la necessità di maggior chiarezza sulle modalità di sperimentazione delle loro intuizioni e linee di ricerca sul supporto cartaceo.

Parafrasando un titolo evocatore – la ‘Genova pittrice’ di Roberto Longhi, ossia quel materiale manoscritto, poi edito postumo su “Paragone” nel 1979, ricchissimo di intuizioni e rivelatore di un interesse precocissimo verso gli artisti attivi nei primi decenni del XVII secolo, quando la città da “importatrice” diveniva anche “produttrice di cultura figurativa”2 – è oggi possibile restituire anche il solido impianto di una Genova che parallelamente fu ‘disegnatrice’.

Giulio Benso - Lapidazione di Santo Stefano
Giulio Benso - Lapidazione di Santo Stefano

Nuovi documenti figurativi e nuove rifessioni sulla grafica di primo Seicento, impiegata con esitistraordinari dagli artisti desiderosi di inaugurare una nuova stagione, permettono di completare considerazioni già avanzate fin dagli anni settanta del Novecento3 e, in molti casi, di iniziare a tracciarne un primo profilo come disegnatori. A fronte, infatti, di una produzione di studi non irrilevante, alcuni protagonisti del nuovo secolo possono contare, il più delle volte, solo su pochissimi fogli, a volte attribuiti loro dubitativamente. Eppure il primo narratore di ciò che avvenne nel capoluogo ligure in pittura, scultura e architettura, Raffaele Soprani, offre con costanza la visione di botteghe nelle quali gli esercizi disegnativi erano assidui e basilari4.

Proprio la veriifca di un univoco e fecondo modus operandi consente di avvicinare artisti anche tra loro apparentemente distanti, stilisticamente e qualitativamente, ma che portarono a maturazione una medesima e forte radice culturale: è questo percorso, attraverso il disegno genovese primo seicentesco, che si vuole tracciare di seguito.

L’esercizio del disegno nella casa-studio di Giovanni Battista Paggi Nella Genova di primo Seicento, stando alle parole di Soprani, un giovane artista desideroso di migliorare l’abilità nel disegno doveva essere ammesso alla prestigiosa scuola che il pittore Giovanni Battista Paggi aveva allestito all’interno della propria abitazione e, al contempo, frequentare il cenacolo artistico che si riuniva nel palazzo del nobile e raffinato collezionista Giovan Carlo Doria5.

La ricchissima biblioteca e l’assai nutrita raccolta di stampe, disegni e modelli scultorei elencati nel dettagliatissimo inventario di tutti i beni presenti in casa Paggi dopo il decesso dell’artista (1627), unitamente alle preziose informazioni desunte, appunto, dalle Vite del Soprani, avevano condotto, più di vent’anni orsono, Peter Lukehart a porre in luce la fervida attività didattica, oltre che produttiva, che si svolse tra quelle mura6. D’altro canto l’eccezionale figura di Doria e l’effettiva presenza di un’accademia privata nella sua residenza genovese, dove Paggi pare detenesse una sorta di leadership, sono state tratteggiate, più di recente, da Viviana Farina attraverso una capillare ricerca attraverso fonti scritte e documenti d’archivio7. Numerosi furono i fattori che concorsero a rivestire Giovanni Battista Paggi di tale ruolo di guida già riconosciutagli dai contemporanei: il singolare percorso biografico che lo aveva visto, in seguito alla messa al bando dalla Repubblica di Genova per un’accusa di omicidio (1581), ben inserito nell’entourage mediceo e membro dell’Accademia del Disegno a Firenze, il suo aggiornato linguaggio artistico, la vasta cultura posseduta, il titolo nobiliare necessario per accedere all’intellighenzia genovese8.

Nel 1590, com’è noto, si era fatto poi portavoce della fazione di artisti che si opponeva all’approvazione da parte dei Padri del Comune dei nuovi capitoli dell’Arte dei Doratori e Pittori, rivendicando lo status di arte liberale della professione pittorica e, in seguito a ciò, ottenendo la possibilità per sé e i suoi colleghi di svincolarsi dalle leggi corporative a patto di esercitare nella propria abitazione9. E proprio quale prototipo dell’artista intellettuale – autore di un trattato dove aveva riunito “tutti i capi più importanti dell’Arte di Pittura con sì bell’ordine e artificioso methodo, che ben diede a conoscere al mondo, che non era il suo intelletto men’atto a concepire qualsivoglia immaginabile oggetto, di quello fosse pronta la mano ad esprimerlo esattamente in tela”10 – è ritratto da Soprani, assiduo frequentatore di quegli artisti che con tale illustre maestro si erano formati11.

Il corpus disegnativo di Paggi e della sua scuola, riunito di recente12, ha evidenziato un’articolata pratica disegnativa e una notevole sensibilità verso la plastica, qualificando l’attività che si svolgeva all’interno dell’abitazione come un importante punto di snodo per la storia della grafica genovese di inizio Seicento.

Attività ancora certamente legata allo straordinario disegno lineato di matrice cambiasesca ma, al contempo, aperta ad accogliere altre tradizioni disegnative utilizzando differenti supporti e media combinati tra loro, al fine di ottenere soluzioni diversificate volte alla definizione del volume, dello spazio, della luce o della sequenza narrativa13.

Luciano Borzone, Madonna Regina di Genova – Parigi Musée Louvre
Luciano Borzone, Madonna Regina di Genova – Parigi Musée Louvre

Innegabile è la sapienza nella resa della dinamica del racconto, tutta toscana, apprezzabile su un grande foglio del Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso di Genova (fig. 1; tav. IV)14, punto d’arrivo quasi definitivo nell’elaborazione progettuale di una scena ad alta intensità drammatica, la Lapidazione di santo Stefano, firmata e datata da Paggi nel 1604 e destinata a decorare uno degli altari della nuova chiesa del Gesù che di lì a pochi anni avrebbe ospitato al suo interno capolavori di Rubens e Guido Reni15. Non si può non notare che assai stringente è il confronto con la composizione elaborata da Ludovico Cardi, detto il Cigoli, pochi anni prima per la grande pala d’altare oggi a Palazzo Pitti16. La medesima posa del martire, che il genovese modifica disponendo il braccio a terra in posizione ancora più arretrata per accentuare maggiormente la repentina fuga in diagonale dell’intera composizione, ritorna anche nel Martirio di san Pietro da Verona di Bernardo Castello - artista che si contese i favori della committenza genovese negli stessi anni di attività di Giovanni Battista Paggi17 – dove Giulia Fusconi scorgeva “germi di rinnovamento maturati a contatto con i toscani riformati”, proponendo un analogo confronto con la grande pala del Cigoli18. Se pur il riferimento sia del tutto plausibile, evidente è come la dinamica dell’azione, messa efficacemente in scena nelle altre due opere citate, sia accolta solo super- ficialmente dal Castello, essendo racchiusa nella sola citazione meccanica della postura del santo, bloccata entro un rigido contorno disegnato. Fu l’eredità cambiasesca combinata con l’esperienza fiorentina, durante la quale Paggi fu assai vicino non solo ai pittori riformati ma anche al Giambologna e agli artisti della sua cerchia, a sostanziare e portare a più compiute conseguenze le sue continue sperimentazioni disegnative intorno alla resa della figura colta nel pieno dello svolgimento dell’azione. Il nobile pittore genovese si avvalse della familiarità con la plastica, affinata appunto presso lo scultore fiammingo e concretamente testimoniata, oltre che nei fatti riportati da Soprani19 nella grande quantità di bassorilievi in terra e di interi manichini anatomici, o parte di essi, in gesso, in cera e in legno, elencati tra i materiali rinvenuti nel suo studio, per la messa a punto di figure che sembrano davvero provare a staccarsi, con le loro torsioni, dalla bidimensionalità del supporto20.

1. Giovanni Battista Paggi, Lapidazione di santo Stefano, Genova, Musei di Strada Nuova, Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso, inv. D2528

2. Giovanni Battista Paggi, Studi per Lapidazione di santo Stefano, Oporto, Università di Oporto, facoltà di Belle Arti, inv. 99.1.1182.

3. Giovanni Battista Paggi, Figura virile che scaglia una pietra, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 8971F.

4. Giovanni Battista Paggi, Figura virile che raccoglie una pietra, Genova, Musei di Strada Nuova, Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso, inv. D2519.

5. Giovanni Battista Paggi, Martirio di san Giorgio, Genova, Musei di Strada Nuova, Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso, inv. D4653.

6. Giovanni Battista Paggi, Martirio di san Giorgio, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 13315F.

7. Giulio Benso, Lapidazione di santo Stefano, collezione privata.

8. Luciano Borzone, Madonna Regina di Genova, Parigi, Musée du Louvre, Departement des Arts Graphiques, inv. 11501

9. Luciano Borzone, Madonna con Gesù Bambino e santi, Cassano Spinola (Alessandria), collezione privata.

10. Giovanni Battista Paggi, Madonna con Gesù Bambino e san Lorenzo, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 6916S.

11. Luciano Borzone, Madonna con Gesù Bambino e sant’Antonio, Marsiglia, Musée des Beaux Arts, inv. D65.

12. Luciano Borzone, La Madonna e Gesù Bambino consegnano a san Bernardo di Chiaravalle le chiavi della città di Genova, Genova-Quarto, chiesa di San Gerolamo.

13. Luciano Borzone, Madonna con Gesù Bambino, Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts Graphiques, inv. 6751

14. Giulio Cesare Procaccini, Sacra Famiglia, Copenaghen, Statens Museum for Kunst.

15. Luciano Borzone, Sacra Famiglia, Torino, Biblioteca Reale, inv. Portfolio 17, n. 15.

16. Giulio Cesare Procaccini, Sacra Famiglia con san Giovannino e un angelo, Kansas City, the Nelson Atkins Museum of Art.

17. Luciano Borzone, Studio di mani (verso), Torino, Biblioteca Reale, inv. Portfolio 17, n. 15.

18. Giuseppe Badaracco?, Madonna con Gesù Bambino e santi, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 7269S.

19. Luciano Borzone, Madonna con Gesù Bambino e un abate, Weimar, Klassik Stiftung, inv. KK8937.

20. Giulio Benso?, Madonna con Gesù Bambino, Darmastdt, Hessisches Landesmuseum, inv. AE 1686.

I saggi del volume sono stati sottoposti a doppia revisione anonima (Double-Blind Peer Review).

Il volume è stato pubblicato con i contributi del Dipartimento di Italianistica, Romanistica, Antichistica, Arti e Spettacolo (Università degli Studi di Genova) e della Galleria Creatini & Landriani (Sestri Levante) Referenze fotografiche Austin, Blanton Museum of Art, The University of Texas, The Suida-Manning Collection Berlino, Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett Chatsworth, collezione del duca di Devonshire Copenaghen, Statens Museum for Kunst Darmastdt, Hessisches Landesmuseum Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi Genova, Archivio di Stato Genova, Archivio Storico del Comune Genova, Musei di Strada Nuova, Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso Hannover, Kestner Museum Kansas City, the Nelson Atkins Museum of Art Londra, British Museum Lucca, palazzo Mansi Marsiglia, Musée des Beaux Arts New York, The Pierpont Morgan Library Oporto, Università di Oporto, facoltà di Belle Arti Palermo, Galleria Regionale di Palazzo Abatellis Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts Graphiques Stoccarda, Staatgalerie Torino, Biblioteca Reale Washington, National Gallery of Art Weimar, Klassik Stiftung Luigino Visconti (Genova) ha realizzato le foto delle opere relative alle figure 1, 10, 12-13 e alle tavole I-III. L’editore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti di riproduzione delle illustrazioni che non sia stato possibile rintracciare. Ringraziamenti Un particolare ringraziamento ad Alberto Beniscelli, Massimo Guerrini e Francesca Vismara (Università degli Studi di Genova - DIRAAS).

Inoltre si è grati a Pietro Landriani (Creatini&Landriani - Arte antica e moderna - Sestri Levante).

Si ringraziano a vario titolo: Marco Arato, Paolo Arduino, Lauro Magnani, Federica Mancini, Anna Manzitti, Isabella Merloni, Michele Merloni, Mattia e Maria Novella Romano, Anna Orlando, Margherita Priarone, Roberto Santamaria, Laura Stagno, Luigino Visconti, Gianluca Zanelli. Un ringraziamento speciale alle suore agostiniane di Genova Sturla, in particolare a suor Maria Fortunata.

Sagep Editori, Genova

Direzione editoriale

Alessandro Avanzino

Grafica

Barbara Ottonello

© 2018 Sagep Editori

www. sagep.it

ISBN 978-88-6373-545-1

In copertina

Giovanni Battista Castello, il Bergamasco, Martirio di san Sebastiano, collezione privata, particolare.