Il dipinto, a seguito di diverse vicende critiche, è oggi attribuito a Imperiale Gramatica, figlio del più celebre Antiveduto. Se su Imperiale le informazioni biografiche rimangono scarse, meglio documentata è la figura del padre: esponente di una nobile famiglia di Siena, Antiveduto si trasferì precocemente a Roma, dove fondò una bottega nella quale transitò anche il giovane Caravaggio tra il 1588 e il 1589. Lo stile di Antiveduto risente profondamente dell’influenza del Merisi, evidente nella spiccata attenzione al naturalismo, ma accoglie anche suggestioni da Baglione e Manfredi. La storia recente del dipinto lo vede transitare all’ asta Semenzato nel 1985 con un 'attribuzione a Giacinto Gimignani (1). L’ anno successivo, l' opera viene pubblicata nel catalogo di Stanza del Borgo come autografa di Antiveduto Gramatica, con il titolo di Allegoria dell’Estate e dell’Autunno. In tale sede, la tela viene datata agli anni Venti del Seicento, fase della piena maturità dell' artista (2). Nel 1990, in occasione della mostra presso la galleria Voena, l’ opera compare sempre associata al Gramatica Senior ma con il titolo di Allegoria della Virtù e della Misericordia, proponendo un confronto tra i volti femminili qui raffigurati e quelli di altri personaggi, come la celebre Giuditta di Stoccolma (3). Il cambio di identificazione del soggetto si deve alla correlazione con il Salmo 85: “Misericordia e verità s ’incontreranno, Giustizia e Pace si baceranno”. L'ipotesi è confermata dalla perfetta corrispondenza tra la figura della Misericordia e la descrizione allegorica codificata da Cesare Ripa nella sua Iconologia (4). Il riferimento al versetto biblico suggerisce inoltre l’ originaria esistenza di un pendant raffigurante l’Allegoria della Giustizia e della Pace. T ale ipotesi sembra trovare conferma nell’Inventario delle Collezioni Savoia del 1635, dove viene menzionato un quadro "mediocre" riferito ad Antiveduto Gramatica e avente proprio quel soggetto (5).La definitiva assegnazione della tela a Imperiale Gramatica si deve a Gianni Papi (6). Nella sua monografia su Antiveduto, lo studioso individua strette affinità stilistiche tra questo dipinto e la Pala di Albano, opera certa di Imperiale (7). Pur riconoscendo l’ elevata qualità esecutiva della tela, Papi evidenzia alcuni stilemi tipici del figlio: la resa delle mani, analoghe a quelle della Santa Elisabetta di Marsiglia (8); i caratteristici riflessi dorati dei capelli, riscontrabili nella Veronica della Galleria Laurina (9); e alcune incertezze nella gestione dello spazio che denotano una mano meno esperta rispetto a quella del padre

(1) Asta Semenzato, Asta di importanti dipinti antichi, 15 dicembre 1985 (come Giacinto Gimignani).

(2) Stanza del Borgo, Disegni e dipinti di antichi maestri dal XV al XIX secolo, Milano 1986, scheda 2, p. 80 (come Antiveduto Gramatica)

(3) A. Cottino, M. Voena, Dipinti italiani 1460-1760, T orino marzo-aprile 1990 (come Antiveduto Gramatica)

(4) C. Ripa, Iconologia, Padova 1618, ristampa T orino 1986, vol. II, pp. 51-53.

(5) A. Vesme, L’arte in Piemonte dal XVI al XVIII secolo, vol. II, T orino 1966, p. 537

(6) G. Papi, Antiveduto Gramatica, Soncino 1995, scheda 97, p. 133, tav. XXXVI, p. 78.

(7) Ibidem, scheda 82, p. 127, fig. 55, p. 187.

(8) Ibidem, scheda 88, p. 129, fig. 61, p. 190.

(9) Ibidem, scheda 92, p. 131, fig. 63, p. 192.

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