Si tratta del disegno preparatorio per il dipinto, oggi in collezione privata, un tempo conservato nella chiesa di S. Domenico a Cremona, sopra l’altare dei marchesi Picenardi. Prima di giungere all’attuale proprietà, l’opera conobbe diversi passaggi: portata a Parigi dall’esercito napoleonico, venne restituita nel 1815 ai Picenardi, per poi passare alla collezione milanese Reichmann nel 1870 (1). Il dipinto risale al 1574 e godette di grande fortuna già tra i contemporanei; ne è prova la menzione nel Discorso di Alessandro Lamo (1584), che lo celebra come un capolavoro per la maestria del disegno e la gestione delle luci (2).

(1) Giulio Bora, in Mina Gregori, Pittura a Cremona dal romanico al Settecento, Milano 1990, tav. 91, pag. 161, scheda a pag. 274.

(2) Alessandro Lamo, Discorso di Alessandro Lamo intorno alla Scoltura, e Pittura…, in Giambattista Zaist, Notizie istoriche de’ pittori, scultori, ed architetti cremonesi, Tomo II, 1774, pag. 82.

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