A cura di Sergio Marinelli

Per quanto riguarda Il Bravo, già Scarpitti, di Pietro Della V ecchia, su cui è stato richiesto parere, è d’obbligo partire dal ripercorrere le parole della sintetica perizia sull’opera scritta da Adolfo Venturi, padre della moderna storia dell’arte italiana, nel 1939. V ale riportarla perché si tratta ormai di un documento storico significativo e aggiuntivo del valore stesso dell’opera considerata (1).
Anche lui si fa trascinare dall’entusiasmo per la qualità della pittura, che pare indubbiamente sincero, in un momento in cui la critica contemporanea novecentesca sul pittore era scarna e tutt’altro che assestata, e vede l’immagine “tra le più squillanti composizioni pittoriche di Pietro Della Vecchia… spavalda figura di armigero, anzi di bravaccio seicentesco, in atto di sguainare con fiero cipiglio la spada.
”Particolarmente azzeccato è il termine squillante, evidentemente riferito ai colori, cupi ma di forti contrasti, che non si perdono nelle sfumature ma emergono con l’acutezza dei timbri come suoni allegri, carichi di festosità coinvolgente. Che poi la figura sia anche spavalda, è un aspetto al tempo stesso scontato e provocante, che indica immediatamente la sua forza espressiva.
“Le ombre caravaggesche accentuano il clangor delle luci, che si sprigionano dai cartocci barocchi delle maniche di raso e del berettone piumato. Come sempre nell’opera di questo vivido pittore la tradizione giorgionesca è vinta dall’influsso del Caravaggio: si riconosce nella bizzarra pompa della figura e nello sfavillìo del suo costume l’eredità del capriccioso Romanino.
“Ma qui non siamo più tanto d’accordo. Adolfo V enturi, maestro di Longhi, vede già Caravaggio dappertutto, mentre invece qui il luminismo è sempre quello di Giorgione, del vecchio Tiziano, degli epigoni di Tiziano, espresso in tutto lo splendore della pittura di tocco. Pietro Della Vecchia e Caravaggio attingono entrambi da Giorgione, e questo è il fatto che li accomuna, ma per due strade diverse. Il luminismo del pittore vicentino resta tipicamente veneto. Come l’attenzione ai tessuti preziosi, che sono tipicamente veneti. Molto appropriato è il riferimento a Romanino, ma mentre i ritratti del bresciano, e dei suoi contemporanei, benché nobilmente pittoreschi, restano in pose di compostezza e dignitoso silenzio, il bravo di Della Vecchia si muove in scena, sfodera la spada, recita un’azione drammatica. Anche il suo volto non è impassibile, nella sua mimica minacciosa. Abbiano di fronte già un personaggio del teatro barocco, ma quasi più comico che tragico.Nel Seicento, secolo per eccellenza di aggressioni e delitti impuniti, questa tipologia. più che nota, divenne popolarissima. Il pittore, richiestissimo, replicò più volte la figura del bravo, vestito di nero, col cappello piumato, le piume ripiegate sul davanti, che sfodera la spada nella sua ottica commerciale molto disponibile.
Ma si tratta di immagini sempre più sommarie e ripetitive nel tempo. Nel caso poi andrebbe verificata anche l’ipotesi di copie sei-settecentesche, i falsi del falsario.
L’esemplare proveniente dalla collezione romana Scarpitti, mostra invece una splendida materia e conservazione, tanto da eleggerlo senza dubbio come un punto di riferimento nel filone, poi inflazionato, delle varianti. Si ricorda infatti una serie di versioni presunte autografe di Pietro della Vecchia: Milano, collezione De Pisis; Salzburg, Residenzgalerie, con la prestigiosissima provenienza Czernin; Praga, Narodni Galerie; T orino, collezione privata (2).
Un’altra composizione molto strettamente simile, dove la corazza manca o non è evidente, ha un seguito ancor più numeroso di varianti, che si presumono pure tutte autografe: Vienna, Kunsthistorisches Museum, dalla collezione dell’ Arciduca Leopoldo Guglielmo; Dresden, Gemaldegalerie; Genova, Palazzo Spinola; Roma, Palazzo del Quirinale: T orino, collezione privata; Paris, Louvre; New Y ork, Shickmann Gallery; Praga Narodni Galerie; London, Sotheby’s: W rszava, Muzeum Narodowe, dalla collezione del re Stanislao Augusto; Torino, collezione Quaglino. (3)
Aikema ricorda anche una presunta copia del tema da parte di Luca Giordano, in collezione privata a Venezia (4). Dal Pozzolo pubblica ancora nel 2010 (5) una versione autografa del tipo “Scarpitti” in collezione privata a Padova (se non è quella già De Pisis). Si conosce poi la stampa di un’immagine dello stesso filone, che non sembra corrispondere a nessun esemplare dipinto noto conservato, incisa da Lucas Vostermann il giovane (6).
In tutto fanno almeno una quindicina di dipinti che replicano più o meno fedelmente la composizione, testimoniando una fortuna popolare e commerciale, che forse non ha eguali e che non è così ovvio da spiegare, perché spesso i committenti sono tra i più prestigiosi d’Europa.
Non solo Pietro Della V ecchia risulta esser stato uno dei pittori più ricercati al tempo, ma anche il tema del “guerriero che sfodera la spada” risulta esser stato il tema più ricercato all’interno del catalogo di Pietro Della Vecchia.

(1) Raccolta d’arte adunata dal prof. Giovanni Scarpitti. Illustrata per il Senatore prof. Adolfo V enturi, 1939, pag. 110.

(2) B. Aikema, Pietro della V ecchia and the heritage of the Renaissance V enice, Firenze 1990. Aikema raccoglie la serie sotto la dizione: “warrior wearing a cuirass, drawing his sword” (pag. 149).

(3) Sotto la dizione: “warrior drawing his sword”. Aikema, cit., pagg. 149-150.

(4) Aikema, cit., Ibidem.

(5) Dal Pozzolo, Il fantasma di Giorgione, Treviso 2011, pagg. 54-55.

(6) Dal Pozzolo, cit., Ibidem.

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