Sebastiano Ricci affrontò più volte nel corso della sua carriera questo soggetto, declinandolo in numerose varianti pittoriche (1). Tali opere, e di conseguenza anche il disegno in esame, si collocano nella fase in cui l’artista risente dell’influenza di Alessandro Magnasco, verosimilmente riconducibile alla fine del XVII secolo e i primi anni del XVIII, quando il pittore si trova a Milano. A differenza dei dipinti, il foglio presenta soltanto un accenno di paesaggio, funzionale a conferire maggiore risalto alle figure principali: Satana, sant’Antonio e una figura femminile, probabilmente interpretabile come una tentazione inviata dal demonio. La postura di sant’Antonio e quella di Lucifero risultano inoltre molto affini a quelle riscontrabili nel dipinto oggi conservato all’Ermitage di San Pietroburgo, in cui le figure sono attribuite a Ricci, mentre il paesaggio è opera di Antonio Peruzzini (2).

(1) A. Scarpa, Sebastiano Ricci, Milano 2006, figg. 143-145, pag. 431.

(2) Ibidem, cat. 434, pag. 298; fig. 144, pag. 431.

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